Nonostante emotivamente parlando sento molto, probabilmente a volte troppo, sono poche le cose per cui piango, per le quali riesco a commuovermi davvero
Voglio mostrarvi una di queste:
Questo è l' "Hubble Deep Field".
Se non sbaglio è proprio la prima (poi c'è ne sono state altre).
Si tratta, senza entrare in tecnicismi, del risultato di giorni interi di puntamento di Hubble in una zona specifica di spazio.
Una prima cosa a mio avviso incredibile è la zona scelta.
Si trattava semplicemente di una minuscola "finestrella" quasi vuota di stelle vicine, per evitare interferenze di sorta.
Dei 3000 oggetti in questa immagine, quasi tutti sono galassie.
Tutto questo in una porzione minuscola apparentemente vuota
Il bello è che non stiamo solo guardando un immagine, ogni galassia che vediamo è un piccolo pezzettino di storia, la luce che ci permette di percepire questi oggetti potrebbe essere antichissima, molte galassie che vediamo potrebbero essere ormai totalmente cambiate, fuse con altre o semplicemente non esistere più
E qui non parliamo solo di stelle ma di galassie, con chissà quante stelle, chissà quanti sistemi stellari, chissà quanti pianeti, chissà quante forme di vita.
Forse una piccolissima parte di queste forme è intelligente, un po' come noi o forse totalmente differente ma comunque è lì.
Civiltà che fioriscono
Civiltà che finiscono
Individui che non hanno mai saputo di noi (per ovvi motivi)
O individui che magari guardando il cielo si sono fatti o si stanno facendo nello stesso istante in cui lo faccio io le stesse mie domande e riflessioni.
Tutto questo può essere per noi già passato
per loro invece, allora, era presente
per noi, ora, è irraggiungibile
Sì perché tutte queste cose, queste vite, queste condizioni, queste realtà, condividono lo stesso identico contenitore, lo stesso spazio-tempo, inermi l' una rispetto all' altra, a
Relative e parallele.
Ora, frenando un po' l' immaginazione c'è da dire che le forme di vita intelligenti sono probabilmente estremamente rare, forse più di quanto immaginiamo.
Ma pensate che, come detto all' inizio, questa è solo una piccola porzione di spazio, semplicemente osservata in "profondità"
Ma tutto questo è valido per ogni singola direzione.
Siamo intrisi nella vita.
Voglio mostrarvi una di queste:
Questo è l' "Hubble Deep Field".Se non sbaglio è proprio la prima (poi c'è ne sono state altre).
Si tratta, senza entrare in tecnicismi, del risultato di giorni interi di puntamento di Hubble in una zona specifica di spazio.
Una prima cosa a mio avviso incredibile è la zona scelta.
Si trattava semplicemente di una minuscola "finestrella" quasi vuota di stelle vicine, per evitare interferenze di sorta.
Dei 3000 oggetti in questa immagine, quasi tutti sono galassie.
Tutto questo in una porzione minuscola apparentemente vuota
Il bello è che non stiamo solo guardando un immagine, ogni galassia che vediamo è un piccolo pezzettino di storia, la luce che ci permette di percepire questi oggetti potrebbe essere antichissima, molte galassie che vediamo potrebbero essere ormai totalmente cambiate, fuse con altre o semplicemente non esistere più
E qui non parliamo solo di stelle ma di galassie, con chissà quante stelle, chissà quanti sistemi stellari, chissà quanti pianeti, chissà quante forme di vita.
Forse una piccolissima parte di queste forme è intelligente, un po' come noi o forse totalmente differente ma comunque è lì.
Civiltà che fioriscono
Civiltà che finiscono
Individui che non hanno mai saputo di noi (per ovvi motivi)
O individui che magari guardando il cielo si sono fatti o si stanno facendo nello stesso istante in cui lo faccio io le stesse mie domande e riflessioni.
Tutto questo può essere per noi già passato
per loro invece, allora, era presente
per noi, ora, è irraggiungibile
Sì perché tutte queste cose, queste vite, queste condizioni, queste realtà, condividono lo stesso identico contenitore, lo stesso spazio-tempo, inermi l' una rispetto all' altra, a
Relative e parallele.
Ora, frenando un po' l' immaginazione c'è da dire che le forme di vita intelligenti sono probabilmente estremamente rare, forse più di quanto immaginiamo.
Ma pensate che, come detto all' inizio, questa è solo una piccola porzione di spazio, semplicemente osservata in "profondità"
Ma tutto questo è valido per ogni singola direzione.
Siamo intrisi nella vita.
Racconto di un emozione #1
Malinconia
Mi è venuta quest'idea, non so se potrebbe starci, questo lo deciderete voi.
Indipendentemente da ciò credo che potrebbe essere una cosa carina
Si accettano consigli/pareri ecc, anche sul cosa trattare la prossima volta.
Specifico che non è un testo tecnico/scientifico, lo faccio solo per divertimento, molte cose le imparo al momento anche io, quindi in caso di errori non esitate a farmeli notare
Emozioni, le percepiamo spesso come qualcosa di quasi ultraterreno, infallibile, tralasciando spesso la loro vera natu,ra.
Difatti, tecnicamente esse emergono dall’attività del cervello e del corpo, dall’interazione tra reti neurali, processi chimici e soprattutto dalla nostra interpretazione cognitiva.
Sono fatte di neurotrasmettitori e ormoni che non “creano”, ma modulano l’intensità, la durata e la predisposizione dell' organismo a determinati stati.
Tutto questo si fonde poi con il contesto, la singola situazione e via dicendo.
Se da un lato ci sono alcune emozioni più semplici che possiamo inquadrare come "principali", d'altra parte abbiamo altri stati di gran lunga più complessi.
Tra questi abbiamo esperienze come la:
MALINCONIA
Di questa volevo parlare questa volta, soprattutto perché la sento molto vicina, soprattutto in questo periodo.
Deriva da "melancholía",ovvero, "bile nera", questo fa riferimento a una concezione psico-fisica classica antica.
In passato questa era spesso associata soprattutto a quiete, introspezione, riconducibile a profondità mentale e intellettuale molti la vedevano come caratteristica propria di menti riflessive o creative.
Oggi è di per sé sì uno stato di tristezza, ma molto più complesso.
Una sorta di sospensione tra desiderio, memoria, senso del tempo ecc, un qualcosa di più ampio condito da un profondo stato riflessivo.
Nel corso del tempo ha assunto anche una rilevanza clinica importante, in determinate circostanze (melanconia).
Ciò non toglie il fatto che la maggior parte delle volte si tratta di uno stato del tutto sano e, per quanto mi riguarda, molto significativo e interessante.
Immagino molti si siano già ritrovati in quelle situazioni un po' di "soglia", magari la notte prima di ripartire dopo un bel viaggio o un'esperienza, quando ci si sente impotenti di fronte a un grande paesaggio o quando si è in una grande città con tutto quel dinamismo, tutte quelle vite parallele che scorrono inesorabili mentre ci si sente un po' come "fuori sincrono".
Un esempio lampante è proprio quello di ieri, con la fine dell' anno.
Sensazioni difficili da spiegare che però lasciano dentro un "aura" di stati contrastanti accomunati nelle nostre riflessioni.
Riflessioni spesso inconcludenti ma non per questo inutili.
Ecco quindi che in quel momento, sospesi tra ciò che è stato e ciò che sarà, ci si ritrova soli con il proprio sentire. Nel dualismo tra desiderio e accettazione, riscopriamo la semplice pienezza di essere presenti anche solo per un attimo.
Malinconia
Mi è venuta quest'idea, non so se potrebbe starci, questo lo deciderete voi.
Indipendentemente da ciò credo che potrebbe essere una cosa carina
Si accettano consigli/pareri ecc, anche sul cosa trattare la prossima volta.
Specifico che non è un testo tecnico/scientifico, lo faccio solo per divertimento, molte cose le imparo al momento anche io, quindi in caso di errori non esitate a farmeli notare
Emozioni, le percepiamo spesso come qualcosa di quasi ultraterreno, infallibile, tralasciando spesso la loro vera natu,ra.
Difatti, tecnicamente esse emergono dall’attività del cervello e del corpo, dall’interazione tra reti neurali, processi chimici e soprattutto dalla nostra interpretazione cognitiva.
Sono fatte di neurotrasmettitori e ormoni che non “creano”, ma modulano l’intensità, la durata e la predisposizione dell' organismo a determinati stati.
Tutto questo si fonde poi con il contesto, la singola situazione e via dicendo.
Se da un lato ci sono alcune emozioni più semplici che possiamo inquadrare come "principali", d'altra parte abbiamo altri stati di gran lunga più complessi.
Tra questi abbiamo esperienze come la:
MALINCONIA
Di questa volevo parlare questa volta, soprattutto perché la sento molto vicina, soprattutto in questo periodo.
Deriva da "melancholía",ovvero, "bile nera", questo fa riferimento a una concezione psico-fisica classica antica.
In passato questa era spesso associata soprattutto a quiete, introspezione, riconducibile a profondità mentale e intellettuale molti la vedevano come caratteristica propria di menti riflessive o creative.
Oggi è di per sé sì uno stato di tristezza, ma molto più complesso.
Una sorta di sospensione tra desiderio, memoria, senso del tempo ecc, un qualcosa di più ampio condito da un profondo stato riflessivo.
Nel corso del tempo ha assunto anche una rilevanza clinica importante, in determinate circostanze (melanconia).
Ciò non toglie il fatto che la maggior parte delle volte si tratta di uno stato del tutto sano e, per quanto mi riguarda, molto significativo e interessante.
Immagino molti si siano già ritrovati in quelle situazioni un po' di "soglia", magari la notte prima di ripartire dopo un bel viaggio o un'esperienza, quando ci si sente impotenti di fronte a un grande paesaggio o quando si è in una grande città con tutto quel dinamismo, tutte quelle vite parallele che scorrono inesorabili mentre ci si sente un po' come "fuori sincrono".
Un esempio lampante è proprio quello di ieri, con la fine dell' anno.
Sensazioni difficili da spiegare che però lasciano dentro un "aura" di stati contrastanti accomunati nelle nostre riflessioni.
Riflessioni spesso inconcludenti ma non per questo inutili.
Ecco quindi che in quel momento, sospesi tra ciò che è stato e ciò che sarà, ci si ritrova soli con il proprio sentire. Nel dualismo tra desiderio e accettazione, riscopriamo la semplice pienezza di essere presenti anche solo per un attimo.
Ok, l' anno è finito, stiamo finalmente tornando a casa ma io non devo assolutamente addormentarmi visto che devo fare una cosa, perciò scriverò qualcosa, anzi, farò un recap degli artisti che più ho ascoltato/mi sono piaciuti quest'anno.
Vi avverto, leggete solo se avete tempo da perdere ahah
Allora partiamo dal risaputo ovvero:
PINGUINI TATTICI NUCLEARI e MANNARINO
Non credo ci sia da aggiungere troppo, se vi siete trovati anche solo per caso a vedere qualche brano che ho pubblicato avrete sicuramente notato quanto sono frequenti.
I Pinguini vabbè ormai sono presenza fissa da anni, quest' anno ho particolarmente consumato "diamo un calcio all' aldilà" e poi qualche brano del nuovo album.
Mannarino idem, la sua musica ti fa letteralmente viaggiare in un altro posto. Imprescindibili quest'anno sono stati sicuramente "Luna", "cantaré" "quando l' amore se ne va", anche "merlo rosso" ma potrei continuare all' infinito...
C'è poi lui:
CAPAREZZA
Vabbè, da buon (mezzo)pugliese lo ascolto da quando son piccolo.
Anche se a dire il vero lo avevo un po' abbandonato, non so perché.
In ogni caso quest' anno (col nuovo album poi) l' ho ascoltato un botto, lui sempre incredibile nei testi.
Ho ascoltato molto "la certa", capolavoro, "il mondo dopo Lewis carrol", "mica van Gogh" fino a "vengo dalla luna" e "la mia parte intollerante" che avranno sempre posti speciali nel mio cuore
Poi abbiamo loro:
EUGENIO IN VIA DI GIOIA
Loro sono qui in modo un po' inaspettato, realisticamente non credo gli avrei mai conosciuti se non fosse stato per quello swoobat di @soffiolieve .
E niente, sono entrati prepotentemente tra i miei preferiti, "sette camicie" e "lentiggini", soprattutto ultimamente, le ho ascoltate tantissimo.
In generale in loro ho ritrovato un po' di quella "magia" che mi fece innamorare dei ptn.
Metto poi lui
RANCORE
Anche lui un po' inaspettato, mi piaceva già ma conoscevo più che altro le canzoni più famose.
Quest' anno invece l'ho scoperto molto di più, l' ultimo album (mi pare), "Xenoverso" è davvero molto bello, così come molti altri brani: "arlecchino", "sangue di drago" ecc.
E poi basta, mi fermo qui perché continuerei fino a domani.
Tuttavia, visto che sono una persona perennemente indecisa e già per mettere questi 5 ci ho pensato un botto farò delle menzioni d'onore velocissime:
Avicii, Stromae, Boywithuke, Queen, Tre allegri ragazzi morti, 883, Fulminacci, De andré, Tenco, Rino gaetano, Mika, Willie Peyote, Exotago,Brunori sas, Murubutu, Franco126, Lucio Corsi... eeeh forse ora è meglio fermarmi perché ho la leggera impressione di aver perso totalmente di vista il fatto che dovevo parlare solo dei più ascoltati e non di tutti quelli che mi piacciono 😅
Wow, siamo anche quasi arrivati a casa, e io non sto dormendo ahah, scrivere ha funzionato.
Vi avverto, leggete solo se avete tempo da perdere ahah
Allora partiamo dal risaputo ovvero:
PINGUINI TATTICI NUCLEARI e MANNARINO
Non credo ci sia da aggiungere troppo, se vi siete trovati anche solo per caso a vedere qualche brano che ho pubblicato avrete sicuramente notato quanto sono frequenti.
I Pinguini vabbè ormai sono presenza fissa da anni, quest' anno ho particolarmente consumato "diamo un calcio all' aldilà" e poi qualche brano del nuovo album.
Mannarino idem, la sua musica ti fa letteralmente viaggiare in un altro posto. Imprescindibili quest'anno sono stati sicuramente "Luna", "cantaré" "quando l' amore se ne va", anche "merlo rosso" ma potrei continuare all' infinito...
C'è poi lui:
CAPAREZZA
Vabbè, da buon (mezzo)pugliese lo ascolto da quando son piccolo.
Anche se a dire il vero lo avevo un po' abbandonato, non so perché.
In ogni caso quest' anno (col nuovo album poi) l' ho ascoltato un botto, lui sempre incredibile nei testi.
Ho ascoltato molto "la certa", capolavoro, "il mondo dopo Lewis carrol", "mica van Gogh" fino a "vengo dalla luna" e "la mia parte intollerante" che avranno sempre posti speciali nel mio cuore
Poi abbiamo loro:
EUGENIO IN VIA DI GIOIA
Loro sono qui in modo un po' inaspettato, realisticamente non credo gli avrei mai conosciuti se non fosse stato per quello swoobat di @soffiolieve .
E niente, sono entrati prepotentemente tra i miei preferiti, "sette camicie" e "lentiggini", soprattutto ultimamente, le ho ascoltate tantissimo.
In generale in loro ho ritrovato un po' di quella "magia" che mi fece innamorare dei ptn.
Metto poi lui
RANCORE
Anche lui un po' inaspettato, mi piaceva già ma conoscevo più che altro le canzoni più famose.
Quest' anno invece l'ho scoperto molto di più, l' ultimo album (mi pare), "Xenoverso" è davvero molto bello, così come molti altri brani: "arlecchino", "sangue di drago" ecc.
E poi basta, mi fermo qui perché continuerei fino a domani.
Tuttavia, visto che sono una persona perennemente indecisa e già per mettere questi 5 ci ho pensato un botto farò delle menzioni d'onore velocissime:
Avicii, Stromae, Boywithuke, Queen, Tre allegri ragazzi morti, 883, Fulminacci, De andré, Tenco, Rino gaetano, Mika, Willie Peyote, Exotago,Brunori sas, Murubutu, Franco126, Lucio Corsi... eeeh forse ora è meglio fermarmi perché ho la leggera impressione di aver perso totalmente di vista il fatto che dovevo parlare solo dei più ascoltati e non di tutti quelli che mi piacciono 😅
Wow, siamo anche quasi arrivati a casa, e io non sto dormendo ahah, scrivere ha funzionato.
Ultima foto luna dell' anno 🌖
E per quanto mi riguarda, anche la peggiore finora, ma, viste le condizioni in cui l'ho fatta, non mi aspettavo tanto meglio
E per quanto mi riguarda, anche la peggiore finora, ma, viste le condizioni in cui l'ho fatta, non mi aspettavo tanto meglioAllora, io ormai ho praticamente perso il conto dei giorni e quasi non mi ricordavo che domani è effettivamente capodanno.
Prima di dormire ho deciso che farò un resoconto totalmente a caso:
Bho di quest'anno non saprei bene cosa pensare, soprattutto della prima parte, di quella non ricordo quasi nulla.
Per il resto si può dire "particolare" o "variegato", un po' di cose carine son successe, se lo negassi mentirei. Soprattutto a scuola e con gli altri, lato "sociale" diciamo, qualcosa è migliorata, ho fatto cose per me inimmaginabili in passato e in generale mi sento un po' più sciolto.
Poi quest' anno ho scoperto anche questo sito, come dimenticarlo ahaha, che dai, scherzi a parte, per certi versi mi ha aiutato e non poco.
Le cose negative ovviamente non sono mancate a partire da quella perenne sensazione di solitudine che difficilmente mi ha abbandonato totalmente fino al peggioramento dei rapporti dei miei, poi altro di cui meglio non parlare ora, insomma un po' di roba, però dai, voglio dire, non credo sia possibile un anno perfetto.
Per il futuro non so, qualcosa migliorerà e sono fiducioso che accadrà in futuro.
Propositi non ne faccio perché tendenzialmente sono poco organizzato e preferisco andare un po' a caso ahaha
Prima di dormire ho deciso che farò un resoconto totalmente a caso:
Bho di quest'anno non saprei bene cosa pensare, soprattutto della prima parte, di quella non ricordo quasi nulla.
Per il resto si può dire "particolare" o "variegato", un po' di cose carine son successe, se lo negassi mentirei. Soprattutto a scuola e con gli altri, lato "sociale" diciamo, qualcosa è migliorata, ho fatto cose per me inimmaginabili in passato e in generale mi sento un po' più sciolto.
Poi quest' anno ho scoperto anche questo sito, come dimenticarlo ahaha, che dai, scherzi a parte, per certi versi mi ha aiutato e non poco.
Le cose negative ovviamente non sono mancate a partire da quella perenne sensazione di solitudine che difficilmente mi ha abbandonato totalmente fino al peggioramento dei rapporti dei miei, poi altro di cui meglio non parlare ora, insomma un po' di roba, però dai, voglio dire, non credo sia possibile un anno perfetto.
Per il futuro non so, qualcosa migliorerà e sono fiducioso che accadrà in futuro.
Propositi non ne faccio perché tendenzialmente sono poco organizzato e preferisco andare un po' a caso ahaha
Sopportatemi
sta settimana metterò sicuro diverse foto della luna perché sì.
Se vedete robe strane è perché sto provando dei programmi e sto facendo sicuro un botto di errori


sta settimana metterò sicuro diverse foto della luna perché sì.
Se vedete robe strane è perché sto provando dei programmi e sto facendo sicuro un botto di errori



Vedrai, vedrai
Luigi Tenco Ascoltato durante la pubblicazione
vedrai, vedrai...
Allora, raramente intervengo in queste discussione tuttavia:
Non entrerò nel merito della proposta avanzata dai mod né delle persone coinvolte; parlerò molto in generale e solo personalmente.
È evidente che da giorni (ma in realtà va avanti a episodi da tempo) il sito si blocca ciclicamente sulle stesse robe, sugli stessi litigi, sulle stesse faide e sulle stesse accuse, indipendentemente da quale regola o proposta venga fatta o episodio accaduto.
Pertanto credo sia necessario risolvere la questione una volta per tutte per evitare di nascondere sotto il tappeto e permettere che si manifesti ciclicamente. Attenzione, questo non vuol dire processare utenti ma chiarire, aspettative, confini, conseguenze ecc.
Al di là di etichette (“censura”, “libertà di espressione” ecc.), l’effetto pratico è sempre lo stesso: il feed si riempie di polemiche e il progetto ne esce indebolito.
Cosa che ripeterò sempre considero molto pericoloso per un progetto giovane come questo
È un sito piccolo e giovane. Se ogni tentativo di ridurre i conflitti va a generare un conflitto ancora più grande, il problema non è la singola regola, ma il clima generale.
Non ho intenzione di accusare nessuno e sinceramente nemmeno aprire un dibattito: semplicemente perché, così com’è, questa spirale rischia di far male a tutti, a prescindere dalle posizioni.
Nessuno pensa che il sito debba essere un utopia pacifica, non credo sia possibile, non si può fingere che i contrasti non esistano.
Ma c’è una differenza tra accettare il confronto e lasciare che il conflitto diventi la norma.
Un ambiente può essere realistico senza essere sempre ostile.
Ci terrei inoltre ad invitare un cambio di focus sul bene di un sito che credo giovi a molti qui sopra (o almeno per me lo è stato davvero molto)
Partecipare a questo sito è una scelta, assolutamente non un obbligo.
Le regole e la moderazione non servono a censurare, ma a rendere possibile la convivenza nello stesso spazio.
È normalissimo che non tutti si riconoscano in questo equilibrio, e va benissimo anche così.
Non entrerò nel merito della proposta avanzata dai mod né delle persone coinvolte; parlerò molto in generale e solo personalmente.
È evidente che da giorni (ma in realtà va avanti a episodi da tempo) il sito si blocca ciclicamente sulle stesse robe, sugli stessi litigi, sulle stesse faide e sulle stesse accuse, indipendentemente da quale regola o proposta venga fatta o episodio accaduto.
Pertanto credo sia necessario risolvere la questione una volta per tutte per evitare di nascondere sotto il tappeto e permettere che si manifesti ciclicamente. Attenzione, questo non vuol dire processare utenti ma chiarire, aspettative, confini, conseguenze ecc.
Al di là di etichette (“censura”, “libertà di espressione” ecc.), l’effetto pratico è sempre lo stesso: il feed si riempie di polemiche e il progetto ne esce indebolito.
Cosa che ripeterò sempre considero molto pericoloso per un progetto giovane come questo
È un sito piccolo e giovane. Se ogni tentativo di ridurre i conflitti va a generare un conflitto ancora più grande, il problema non è la singola regola, ma il clima generale.
Non ho intenzione di accusare nessuno e sinceramente nemmeno aprire un dibattito: semplicemente perché, così com’è, questa spirale rischia di far male a tutti, a prescindere dalle posizioni.
Nessuno pensa che il sito debba essere un utopia pacifica, non credo sia possibile, non si può fingere che i contrasti non esistano.
Ma c’è una differenza tra accettare il confronto e lasciare che il conflitto diventi la norma.
Un ambiente può essere realistico senza essere sempre ostile.
Ci terrei inoltre ad invitare un cambio di focus sul bene di un sito che credo giovi a molti qui sopra (o almeno per me lo è stato davvero molto)
Partecipare a questo sito è una scelta, assolutamente non un obbligo.
Le regole e la moderazione non servono a censurare, ma a rendere possibile la convivenza nello stesso spazio.
È normalissimo che non tutti si riconoscano in questo equilibrio, e va benissimo anche così.
Notte stellata di Van Gogh
Impossibile non conoscerlo, è probabilmente tra le opere più famose della storia dell’arte, e per validissimi motivi aggiungerei.
Questo dipinto risale al periodo in cui Van Gogh fu nuovamente ricoverato, stavolta nel manicomio di Saint-Rémy de Provence. Già da qui si può immaginare un po’ lo stato mentale e in generale di salute di Vincent.
Nonostante tutto, proprio in quel periodo viene colto da una grande ispirazione, un grandissimo spirito creativo, forse proprio per fuggire o dare un senso a tutto ciò che stava vivendo. Questo lo porta alla creazione di una quantità straordinaria di opere.
In questo flusso di immaginazione senza limiti troviamo lei:
"Notte stellata", probabilmente la massima espressione di questo stato d’animo.
Come detto, è difficile non conoscerla anche solo a grandi linee, proprio per questo non mi concentrerò più di tanto su ciò che è già risaputo, ma semplicemente sull’effetto che provo guardando questo quadro.
Beh, di sicuro, quando lo vidi da bambino, per me che ero già molto affascinato dall'arte e soprattutto da tutto ciò che riguardava lo spazio, fu qualcosa di incredibile: ovviamente rimasi subito profondamente colpito dal cielo.
Sì perché alla fine credo sia inutile girarci attorno: al di là del tranquillo paesino rappresentato nella parte inferiore, con le sue colline e il cipresso che si staglia per tutta l'altezza della tela, il vero protagonista è il cielo.
Un cielo che si impone su tutto il resto, fagocitando quasi in maniera “inconsapevole” tutto ciò che gli sta attorno.
“Inconsapevole”, perché Van Gogh riesce a dargli una sorta di vita propria, lo fa con il movimento conferito dalle pennellate e dalle sfumature di blu, che culminano di tanto in tanto nel bagliore giallo delle stelle fino ad arrivare all’aranciato della luna.
Lo fisserei per ore. In uno spazio limitato come quello della tela, Vincent riesce a trasporre l’immensità del cielo e del cosmo, permettendoci, osservandolo, di sfiorare, anche solo per un momento, un frammento dell’universo stesso.
Impossibile non conoscerlo, è probabilmente tra le opere più famose della storia dell’arte, e per validissimi motivi aggiungerei.Questo dipinto risale al periodo in cui Van Gogh fu nuovamente ricoverato, stavolta nel manicomio di Saint-Rémy de Provence. Già da qui si può immaginare un po’ lo stato mentale e in generale di salute di Vincent.
Nonostante tutto, proprio in quel periodo viene colto da una grande ispirazione, un grandissimo spirito creativo, forse proprio per fuggire o dare un senso a tutto ciò che stava vivendo. Questo lo porta alla creazione di una quantità straordinaria di opere.
In questo flusso di immaginazione senza limiti troviamo lei:
"Notte stellata", probabilmente la massima espressione di questo stato d’animo.
Come detto, è difficile non conoscerla anche solo a grandi linee, proprio per questo non mi concentrerò più di tanto su ciò che è già risaputo, ma semplicemente sull’effetto che provo guardando questo quadro.
Beh, di sicuro, quando lo vidi da bambino, per me che ero già molto affascinato dall'arte e soprattutto da tutto ciò che riguardava lo spazio, fu qualcosa di incredibile: ovviamente rimasi subito profondamente colpito dal cielo.
Sì perché alla fine credo sia inutile girarci attorno: al di là del tranquillo paesino rappresentato nella parte inferiore, con le sue colline e il cipresso che si staglia per tutta l'altezza della tela, il vero protagonista è il cielo.
Un cielo che si impone su tutto il resto, fagocitando quasi in maniera “inconsapevole” tutto ciò che gli sta attorno.
“Inconsapevole”, perché Van Gogh riesce a dargli una sorta di vita propria, lo fa con il movimento conferito dalle pennellate e dalle sfumature di blu, che culminano di tanto in tanto nel bagliore giallo delle stelle fino ad arrivare all’aranciato della luna.
Lo fisserei per ore. In uno spazio limitato come quello della tela, Vincent riesce a trasporre l’immensità del cielo e del cosmo, permettendoci, osservandolo, di sfiorare, anche solo per un momento, un frammento dell’universo stesso.
Stavo pensando:
"So di non sapere"
No, non l' ha detta espressamente Socrate (per ovvi motivi) e sì, ormai fa parte un po' di quelle frasi da "immagini whatsapp" dei genitori 50enni.
Al di là di questo, quando a scuola iniziai ad appassionarmi un po' alla filosofia ricordo come questa frase mi rimase impressa e sostanzialmente non mi abbandonò mai.
È di una semplicità disarmante ma l'ho sempre trovata estremamente affascinante come concetto.
Ragionando in questi termini tu non ti stai praticamente ponendo limiti: stai accettando la grandezza della conoscenza, quanta roba ci sia effettivamente da imparare e capisci di non sapere tutto.
Proprio l' accettazione di questo, la mancanza di questa presunzione ti rende una sorta di "spugna": hai la capacità di "assorbire" senza pregiudizi per poi ragionare ed elaborare criticamente.
Significa ascoltare un po' tutte le campane, cosa che non vuol dire accettare tutto indistintamente, tornando alla spugna (sì raga mi son fissato con sta spugna ahaha) questa non trattiene tutto.
Tutto questo è esattamente il contrario di tutte le rigide ideologie moderne (manco tanto) e di tutte le polarizzazioni e radicalizzazioni che ne derivano incentrate solo sul filtrare la realtà e cercare di confermare disperatamente loro stesse per non implodere.
"So di non sapere"
No, non l' ha detta espressamente Socrate (per ovvi motivi) e sì, ormai fa parte un po' di quelle frasi da "immagini whatsapp" dei genitori 50enni.
Al di là di questo, quando a scuola iniziai ad appassionarmi un po' alla filosofia ricordo come questa frase mi rimase impressa e sostanzialmente non mi abbandonò mai.
È di una semplicità disarmante ma l'ho sempre trovata estremamente affascinante come concetto.
Ragionando in questi termini tu non ti stai praticamente ponendo limiti: stai accettando la grandezza della conoscenza, quanta roba ci sia effettivamente da imparare e capisci di non sapere tutto.
Proprio l' accettazione di questo, la mancanza di questa presunzione ti rende una sorta di "spugna": hai la capacità di "assorbire" senza pregiudizi per poi ragionare ed elaborare criticamente.
Significa ascoltare un po' tutte le campane, cosa che non vuol dire accettare tutto indistintamente, tornando alla spugna (sì raga mi son fissato con sta spugna ahaha) questa non trattiene tutto.
Tutto questo è esattamente il contrario di tutte le rigide ideologie moderne (manco tanto) e di tutte le polarizzazioni e radicalizzazioni che ne derivano incentrate solo sul filtrare la realtà e cercare di confermare disperatamente loro stesse per non implodere.
"Nighthawks" di Edward Hopper:
Allora, questo artista non lo conoscevo benissimo prima di qualche giorno fa ma addentrandomi un po' nelle sue opere devo dire che è molto interessante.
Questa, come già detto, si intitola: "Nighthawks" che in italiano è tradotto quasi sempre come "i nottambuli" ma il termine vuole indicare essenzialmente gente notturna/che vive nella notte.
Quello che noi vediamo è un piccolo localino ai lati di una strada deserta.
La scena principale si svolge ovviamente all'interno del locale, qui vediamo quattro persone.
Notiamo subito come pur essendo tutti nello stesso ambiente, ognuno sembra totalmente immerso nel proprio mondo.
Il barista è l’unico personaggio un po’ più dinamico, ma questo probabilmente solo per via del suo ruolo che lo obbliga a interagire con tutti. Gli altri, invece, sembrano quasi assenti: non assenti in senso negativo, ma più come assorti dai loro pensieri a tal punto da non riuscire davvero a “vedere” chi hanno accanto.
L'esempio più emblematico lo troviamo nei due al bancone, così vicini da potersi quasi sfiorare, eppure ognuno vive una notte completamente diversa, immersi in chissà quali questioni.
Le loro vite potrebbero tranquillamente incrociarsi, potrebbero parlarsi... ma non succede.
Mi ricorda un po' quando, soprattutto durante viaggi, mi ritrovo a camminare di notte in quelle città enormi, piene di vita e soprattutto piena di vite, tutte diverse, probabilmente la maggior parte inconciliabili.
Al di là di questo che probabilmente è una sensazione solo mia, credo sia molto significativo come l' artista in questo silenzio e quasi desolazione cattura una delle forme più sottili e spesso ignorata di solitudine: quella che provi quando hai persone attorno ma non ti senti connesso a nessuno.
Infatti le persone lì non sono semplicemente sole tra di loro, sono solo all' interno di un intera città.
Allora, questo artista non lo conoscevo benissimo prima di qualche giorno fa ma addentrandomi un po' nelle sue opere devo dire che è molto interessante.Questa, come già detto, si intitola: "Nighthawks" che in italiano è tradotto quasi sempre come "i nottambuli" ma il termine vuole indicare essenzialmente gente notturna/che vive nella notte.
Quello che noi vediamo è un piccolo localino ai lati di una strada deserta.
La scena principale si svolge ovviamente all'interno del locale, qui vediamo quattro persone.
Notiamo subito come pur essendo tutti nello stesso ambiente, ognuno sembra totalmente immerso nel proprio mondo.
Il barista è l’unico personaggio un po’ più dinamico, ma questo probabilmente solo per via del suo ruolo che lo obbliga a interagire con tutti. Gli altri, invece, sembrano quasi assenti: non assenti in senso negativo, ma più come assorti dai loro pensieri a tal punto da non riuscire davvero a “vedere” chi hanno accanto.
L'esempio più emblematico lo troviamo nei due al bancone, così vicini da potersi quasi sfiorare, eppure ognuno vive una notte completamente diversa, immersi in chissà quali questioni.
Le loro vite potrebbero tranquillamente incrociarsi, potrebbero parlarsi... ma non succede.
Mi ricorda un po' quando, soprattutto durante viaggi, mi ritrovo a camminare di notte in quelle città enormi, piene di vita e soprattutto piena di vite, tutte diverse, probabilmente la maggior parte inconciliabili.
Al di là di questo che probabilmente è una sensazione solo mia, credo sia molto significativo come l' artista in questo silenzio e quasi desolazione cattura una delle forme più sottili e spesso ignorata di solitudine: quella che provi quando hai persone attorno ma non ti senti connesso a nessuno.
Infatti le persone lì non sono semplicemente sole tra di loro, sono solo all' interno di un intera città.
La passeggiata di Claude Monet
Non avevo tanto tempo oggi ma mi andava comunque di fare qualcosa e credo che questa di Monet sia perfetta perché in fondo parla quasi da sé.
Il dipinto immagino sia abbastanza conosciuto e credo basti uno sguardo per capirne il motivo.
Ad essere sinceri, di base quest' opera non ha significati espliciti particolari, così come non c'è molto che si possa interpretare... a meno di non fare qualcosa di molto personale.
L' opera rispecchia pienamente le caratteristiche impressioniste in quanto non cattura dettagli ma solo un istante, cattura l' atmosfera.
Questa credo sia la sua vera bellezza. Almeno per me, tutta la resa visiva che ne risulta è spettacolare.
I soggetti e l' ambientazione sono semplici, vediamo questa collina sulla quale ci sono una donna (la moglie di Monet) e un bambino (loro figlio). Il tutto è immerso in questo cielo azzurro, solcato da nuvole che seguono l'andamento del vento.
I colori vibranti, il vento, rendono la visione come sfocata, come un sogno ad occhi aperti dal quale personalmente io non vorrei più svegliarmi.
Il dipinto trovo riprenda un po' quella naturalezza del fare un istantanea, non importa come esce fuori, ciò che importa è quello che cattura e questo dipinto riprende esattamente quella spensieratezza e gioia nel modo più puro possibile:
una semplicissima passeggiata in famiglia che non ha bisogno di altro per colpire.
Non avevo tanto tempo oggi ma mi andava comunque di fare qualcosa e credo che questa di Monet sia perfetta perché in fondo parla quasi da sé. Il dipinto immagino sia abbastanza conosciuto e credo basti uno sguardo per capirne il motivo.
Ad essere sinceri, di base quest' opera non ha significati espliciti particolari, così come non c'è molto che si possa interpretare... a meno di non fare qualcosa di molto personale.
L' opera rispecchia pienamente le caratteristiche impressioniste in quanto non cattura dettagli ma solo un istante, cattura l' atmosfera.
Questa credo sia la sua vera bellezza. Almeno per me, tutta la resa visiva che ne risulta è spettacolare.
I soggetti e l' ambientazione sono semplici, vediamo questa collina sulla quale ci sono una donna (la moglie di Monet) e un bambino (loro figlio). Il tutto è immerso in questo cielo azzurro, solcato da nuvole che seguono l'andamento del vento.
I colori vibranti, il vento, rendono la visione come sfocata, come un sogno ad occhi aperti dal quale personalmente io non vorrei più svegliarmi.
Il dipinto trovo riprenda un po' quella naturalezza del fare un istantanea, non importa come esce fuori, ciò che importa è quello che cattura e questo dipinto riprende esattamente quella spensieratezza e gioia nel modo più puro possibile:
una semplicissima passeggiata in famiglia che non ha bisogno di altro per colpire.
Mi annoio, quindi se anche voi avete tempo da buttare:
benvenuti nella mia testa.
Pensavo un po' dove cavolo andare finito di studiare.(Non parlo di che fare nello specifico perché non ne uscirei più ahah)
Innanzitutto l' obbiettivo primario rimane sicuramente uno:
Allontanarmi il più possibile da alcune persone e soprattutto da questa regione dimenticata dall' universo MA, non necessariamente dall' Italia (almeno all' inizio).
Chiariamoci: se fosse per me vivrei tipo Nicolò Balini. Però se dovessi scegliere credo di avere già delineati alcuni requisiti:
-Città, vivace e dinamica: sono uno molto calmo ma allo stesso tempo, forse per il fatto di aver vissuto sempre in un paese di vecchi, ama il casino, adoro l' atmosfera viva delle grandi città. Tuttavia, non disdegno lo stare "solo in silenzio nella foresta" , sono pur sempre un mezzo montanaro ahah. Questa cosa mi porta al secondo punto.
Detto questo:
Opzioni?
Ho spulciato un po' in giro, qualcosa la conoscevo già mentre molte sicuro me le sono perse.
Per qualche motivo ho un attrazione particolare per le isole.
Alcune che più mi attirano sono:
Ora:
-Hawaii: Magnifiche ma credo troppo "pensionato-style" inoltre sono USA quindi a livello politico e di isolamento meh.
-Islanda:A livello naturale è incredibile, clima freddo ma sono uno che si adatta. Reykjavik è carina ma piccolina e non so se "dinamica" come intendo. Poi forse qui l' isolamento è troppo: non c'è altro che oceano nel raggio di km, potrebbe risultare stretta.
Un problema è forse che io mi lego alle cose e in fondo amo l'europa e l' Italia per certi versi, soprattutto amo Roma (nella quale sicuro studierò inizialmente) quindi allontanarsi tanto potrebbe risultare difficile. Però bho ci sono gli aerei.
In ogni caso probabilmente quando ho voglia farò un altro post riguardante altre opzioni e non solo isole ahah
benvenuti nella mia testa.
Pensavo un po' dove cavolo andare finito di studiare.(Non parlo di che fare nello specifico perché non ne uscirei più ahah)
Innanzitutto l' obbiettivo primario rimane sicuramente uno:
Allontanarmi il più possibile da alcune persone e soprattutto da questa regione dimenticata dall' universo MA, non necessariamente dall' Italia (almeno all' inizio).
Chiariamoci: se fosse per me vivrei tipo Nicolò Balini. Però se dovessi scegliere credo di avere già delineati alcuni requisiti:
-Città, vivace e dinamica: sono uno molto calmo ma allo stesso tempo, forse per il fatto di aver vissuto sempre in un paese di vecchi, ama il casino, adoro l' atmosfera viva delle grandi città. Tuttavia, non disdegno lo stare "solo in silenzio nella foresta" , sono pur sempre un mezzo montanaro ahah. Questa cosa mi porta al secondo punto.
- Natura: deve essere rispettata e avere una bella presenza nel mio posto ideale.
- Bell'urbanistica: non c'è molto da aggiungere.
- Libertà, stabilità politica, economica e isolamento geopolitico: Le prime abbastanza ovvie, l'ultima invece un po' perché mi piacciono i posti remoti, un po' perché, visti i tempi, credo sia un fattore importante, non credo sia paranoia ma semplicemente buon senso.
Detto questo:
Opzioni?
Ho spulciato un po' in giro, qualcosa la conoscevo già mentre molte sicuro me le sono perse.
Per qualche motivo ho un attrazione particolare per le isole.
Alcune che più mi attirano sono:
- Hawaii
- Islanda
- Australia
- Nuova Zelanda
- Giappone
Ora:
-Hawaii: Magnifiche ma credo troppo "pensionato-style" inoltre sono USA quindi a livello politico e di isolamento meh.
-Islanda:A livello naturale è incredibile, clima freddo ma sono uno che si adatta. Reykjavik è carina ma piccolina e non so se "dinamica" come intendo. Poi forse qui l' isolamento è troppo: non c'è altro che oceano nel raggio di km, potrebbe risultare stretta.
- Giappone: che dire, lo adoro, ha tutto, a livello politico forse non isolatissimo e la cultura del lavoro la conosciamo tutti ma per il resto...
- Australia e Nuova zelanda: Insieme perché relativamente vicine geograficamente e culturalmente. L' Australia l' adoro e credo soddisfi quasi tutte le caratteristiche che cerco, Melbourne sarebbe perfetta per me. La nuova Zelanda forse mi rispecchia ancora di più, stabile politicamente, natura mozzafiato, isolata ma allo stesso tempo sembra abbastanza dinamica, non è solo un isoletta. Auckland sembra molto carina, chiaro che ovviamente è più piccola.
Un problema è forse che io mi lego alle cose e in fondo amo l'europa e l' Italia per certi versi, soprattutto amo Roma (nella quale sicuro studierò inizialmente) quindi allontanarsi tanto potrebbe risultare difficile. Però bho ci sono gli aerei.
In ogni caso probabilmente quando ho voglia farò un altro post riguardante altre opzioni e non solo isole ahah
Antonio Ligabue (stavolta mi è venuto lunghetto ma ci tenevo a farlo bene)
Ligabue è stato un uomo con una vita durissima. Già l’infanzia lo segna molto: nasce in Svizzera e viene affidato quasi subito a una famiglia adottiva con cui avrà un rapporto difficile. La famiglia è molto povera e da qui scaturiscono carenze alimentari ecc, inoltre le condizioni in cui cresce causano lui problemi fisici e influenzano il suo sviluppo psichico.
A scuola non va meglio: cambia diverse scuole, dall’ultima viene espulso. Però proprio a scuola scopre il disegno e la pittura, e inizia a usarli come rifugio.
Tra Svizzera e Italia vivrà sempre ai margini, girovagando e lavorando quando capita. La "svolta" arriva con l’incontro con Renato Marino Mazzacurati, che capisce il suo talento e gli insegna ad usare i colori a olio. Da quel momento l’arte diventa per lui qualcosa di vitale, un modo per sopravvivere a ciò che lo circonda.
Verso la fine della sua vita otterrà anche una certa notorietà, destinata però a crescere solo dopo la sua morte.
Ora, guardate l' opera.
Al di là dello stile e del fatto che non sia "realistica": riuscite a vederci tristezza, solitudine, disperazione? Per quanto mi riguarda no. Ed è proprio questo che credo colpisca.
I colori sono accesi,sgargianti, la natura è piena di vita. E al centro c’è questo leopardo che ci guarda, con la bocca spalancata in un ruggito.
Questo fa parte dei tanti animali che Ligabue dipingeva: li amava, ci si immedesimava, in un mondo che lo considerava un pazzo, un reietto, negli animali vedeva chi poteva capirlo.
Ecco che la tigre è come un grido. uno dei suoi tanti gridi che fuori rimaneva inascoltato. È tutta la sua energia repressa.
Se fuori era "il pazzo del villaggio",da deridere,da evitare. Dentro, invece, c’era qualcuno che voleva dire la sua, che voleva esistere ed essere ascoltato.
Quando prima ho parlato di"svolta" l'ho messo tra virgolette non a caso, infatti anche con la pittura, anche con la fama finale, Ligabue rimane solo, un emarginato. Muore esattamente così come era vissuto.
Nonostante alla fine lui non abbia maichiesto niente di straordinario. Probabilmente voleva soltanto essere visto, essere amato.
Di questo artista mi parlò per la prima volta un professore alle medie a cui volevo molto bene. In quegli anni ero ancora più timido e mi sentivo terribilmente solo. Lui mi insegnò un po' come, quando posso, aiutare gli altri. Anche se è difficile, anche se magari non si viene ricambiati.
Forse è per questo che la storia di Ligabue mi colpisce così tanto: era uno che nessuno vedeva davvero. Eppure nonostante tutto, una via l’ha trovata. L’arte gli ha dato quel posto nel mondo che le persone gli negavano.
E pensarlo mi fa credere che, anche quando sembra che nessuno ti veda, qualcosa può ancora arrivare, e che forse vale sempre la pena provare a essere quella presenza che magari un giorno avresti voluto tu.
Ligabue è stato un uomo con una vita durissima. Già l’infanzia lo segna molto: nasce in Svizzera e viene affidato quasi subito a una famiglia adottiva con cui avrà un rapporto difficile. La famiglia è molto povera e da qui scaturiscono carenze alimentari ecc, inoltre le condizioni in cui cresce causano lui problemi fisici e influenzano il suo sviluppo psichico.A scuola non va meglio: cambia diverse scuole, dall’ultima viene espulso. Però proprio a scuola scopre il disegno e la pittura, e inizia a usarli come rifugio.
Tra Svizzera e Italia vivrà sempre ai margini, girovagando e lavorando quando capita. La "svolta" arriva con l’incontro con Renato Marino Mazzacurati, che capisce il suo talento e gli insegna ad usare i colori a olio. Da quel momento l’arte diventa per lui qualcosa di vitale, un modo per sopravvivere a ciò che lo circonda.
Verso la fine della sua vita otterrà anche una certa notorietà, destinata però a crescere solo dopo la sua morte.
Ora, guardate l' opera.
Al di là dello stile e del fatto che non sia "realistica": riuscite a vederci tristezza, solitudine, disperazione? Per quanto mi riguarda no. Ed è proprio questo che credo colpisca.
I colori sono accesi,sgargianti, la natura è piena di vita. E al centro c’è questo leopardo che ci guarda, con la bocca spalancata in un ruggito.
Questo fa parte dei tanti animali che Ligabue dipingeva: li amava, ci si immedesimava, in un mondo che lo considerava un pazzo, un reietto, negli animali vedeva chi poteva capirlo.
Ecco che la tigre è come un grido. uno dei suoi tanti gridi che fuori rimaneva inascoltato. È tutta la sua energia repressa.
Se fuori era "il pazzo del villaggio",da deridere,da evitare. Dentro, invece, c’era qualcuno che voleva dire la sua, che voleva esistere ed essere ascoltato.
Quando prima ho parlato di"svolta" l'ho messo tra virgolette non a caso, infatti anche con la pittura, anche con la fama finale, Ligabue rimane solo, un emarginato. Muore esattamente così come era vissuto.
Nonostante alla fine lui non abbia maichiesto niente di straordinario. Probabilmente voleva soltanto essere visto, essere amato.
Di questo artista mi parlò per la prima volta un professore alle medie a cui volevo molto bene. In quegli anni ero ancora più timido e mi sentivo terribilmente solo. Lui mi insegnò un po' come, quando posso, aiutare gli altri. Anche se è difficile, anche se magari non si viene ricambiati.
Forse è per questo che la storia di Ligabue mi colpisce così tanto: era uno che nessuno vedeva davvero. Eppure nonostante tutto, una via l’ha trovata. L’arte gli ha dato quel posto nel mondo che le persone gli negavano.
E pensarlo mi fa credere che, anche quando sembra che nessuno ti veda, qualcosa può ancora arrivare, e che forse vale sempre la pena provare a essere quella presenza che magari un giorno avresti voluto tu.
Donna alla finestra di Friedrich
Trovo i dipinti di Friedrich estremamente evocativi e questo, al di là del significato religioso implicito ritrovato in questo'opera, trovo che sia nella sua semplicità davvero interessante.
La scena è ambientata in una casa, abbastanza semplice. Questa mancanza di elementi principali ci guida verso il punto di maggior interesse, la finestra di fronte a noi.
Sul davanzale è appoggiata una donna (la modella sarebbe la moglie di Friedrich) catturata in un momento tanto preciso e spontaneo quanto personale.
La donna è infatti intenta a contemplare il paesaggio fuori dalla finestra in modo desideroso, desiderio interamente trasposto dal pittore a noi osservatori: lei non può raggiungere l' esterno perché è vincolata dalla casa stessa o chissà, forse dalla sua condizione. Allo stesso modo noi non possiamo vedere totalmente l' esterno perché la finestra e la donna stessa ne ostacolano la vista.
Ecco quindi che la donna diviene un tramite, la nostra curiosità e il suo desiderio si annullano a vicenda, permettendoci di "vedere" o meglio immaginare attraverso lei.
In tutto questo io percepisco qualcosa un po' come quel sentimento di sogno trattenuto, che credo chiunque abbia provato almeno una volta, sogno che magari per qualsiasi ragione non possiamo inseguire al momento. Siamo quindi lì come lei, a fantasticare, a creare il nostro di "paesaggio" e ad attendere solo di viverlo
Trovo i dipinti di Friedrich estremamente evocativi e questo, al di là del significato religioso implicito ritrovato in questo'opera, trovo che sia nella sua semplicità davvero interessante. La scena è ambientata in una casa, abbastanza semplice. Questa mancanza di elementi principali ci guida verso il punto di maggior interesse, la finestra di fronte a noi.
Sul davanzale è appoggiata una donna (la modella sarebbe la moglie di Friedrich) catturata in un momento tanto preciso e spontaneo quanto personale.
La donna è infatti intenta a contemplare il paesaggio fuori dalla finestra in modo desideroso, desiderio interamente trasposto dal pittore a noi osservatori: lei non può raggiungere l' esterno perché è vincolata dalla casa stessa o chissà, forse dalla sua condizione. Allo stesso modo noi non possiamo vedere totalmente l' esterno perché la finestra e la donna stessa ne ostacolano la vista.
Ecco quindi che la donna diviene un tramite, la nostra curiosità e il suo desiderio si annullano a vicenda, permettendoci di "vedere" o meglio immaginare attraverso lei.
In tutto questo io percepisco qualcosa un po' come quel sentimento di sogno trattenuto, che credo chiunque abbia provato almeno una volta, sogno che magari per qualsiasi ragione non possiamo inseguire al momento. Siamo quindi lì come lei, a fantasticare, a creare il nostro di "paesaggio" e ad attendere solo di viverlo
Vecchio che soffre / Sulla soglia dell' eternità
Quest' opera è stata dipinta in un periodo difficile di Van Gogh, era infatti ricoverato per una ricaduta della sua salute. Ci si aspetterebbe quindi un opera d'impulso, invece no, è un opera ragionata e lucida, ripresa da un suo vecchio disegno. È rappresentato un anziano, in un ambiente scarno, con un camino e una sedia sulla quale è seduto. Il vecchio è in chiaro stato di sofferenza, con la schiena inarcata e le mani strette sul volto che si strapperebbero la pelle se potessero, insomma, probabilmente il riflesso di ciò che provava Vincent in quel momento.
Non è la prima volta che Van Gogh imprime la sua sofferenza su tela ma stavolta è diverso: i colori non hanno la caratteristica vitalità dei suoi dipinti, il fuoco dietro il vecchio è spento e a riempire la stanza è solo l' ingombrante disperazione emanata dal vecchio che finisce per scavalcare anche il vecchio stesso.
Quando ho detto "lucido", l' ho detto perché il vecchio (e in un certo senso il pittore stesso) si trova appunto sulla "soglia" di quella che è la sua vita e, con la consapevolezza di un ormai imminente fine di quest' ultima, viene preso dallo sconforto rivedendo dinnanzi a se forse la sua vita, i suoi rimpianti, il suo dolore ecc... 2 mesi dopo quest' opera Van Gogh, colto dalla disperazione, si toglie la vita.
Trovo anche significativo come nonostante la disperazione, unica protagonista dell' opera, il vecchio è lì, è lì a ragionarci, forse un piccolissimo e sottilissimo lato speranzoso in tutto questo dolore.
Quest' opera è stata dipinta in un periodo difficile di Van Gogh, era infatti ricoverato per una ricaduta della sua salute. Ci si aspetterebbe quindi un opera d'impulso, invece no, è un opera ragionata e lucida, ripresa da un suo vecchio disegno. È rappresentato un anziano, in un ambiente scarno, con un camino e una sedia sulla quale è seduto. Il vecchio è in chiaro stato di sofferenza, con la schiena inarcata e le mani strette sul volto che si strapperebbero la pelle se potessero, insomma, probabilmente il riflesso di ciò che provava Vincent in quel momento. Non è la prima volta che Van Gogh imprime la sua sofferenza su tela ma stavolta è diverso: i colori non hanno la caratteristica vitalità dei suoi dipinti, il fuoco dietro il vecchio è spento e a riempire la stanza è solo l' ingombrante disperazione emanata dal vecchio che finisce per scavalcare anche il vecchio stesso.
Quando ho detto "lucido", l' ho detto perché il vecchio (e in un certo senso il pittore stesso) si trova appunto sulla "soglia" di quella che è la sua vita e, con la consapevolezza di un ormai imminente fine di quest' ultima, viene preso dallo sconforto rivedendo dinnanzi a se forse la sua vita, i suoi rimpianti, il suo dolore ecc... 2 mesi dopo quest' opera Van Gogh, colto dalla disperazione, si toglie la vita.
Trovo anche significativo come nonostante la disperazione, unica protagonista dell' opera, il vecchio è lì, è lì a ragionarci, forse un piccolissimo e sottilissimo lato speranzoso in tutto questo dolore.
Vi dirò, per certi versi mi piace, per altri mi fa un pochino schifo, anche perché ho voluto provare un po' di cose tipo quei capelli che dovrebbero essere ricci ma bho sono venuti semplicemente brutti. Però dai considerando gli obbrobri fatti in precedenza (che vi risparmio), lo considero già un bel passo avanti.Vecchio chitarrista cieco di Picasso
Quest' opera trovo abbia una potenza e un realismo che va oltre quello semplicemente visivo. Il protagonista è un vecchio, non è solo un uomo malconcio. Il suo corpo rannicchiato racconta sofferenza, solitudine e abbandono. I suoi occhi chiusi, è cieco, anche la vista lo ha abbandonato, il mondo lo ha abbandonato, eppure ciò che resta di lui, ciò che non lo ha tradito, è la musica. Quella chitarra è il suo rifugio, l' unica cosa che lo tiene ancorato alla vita, anzi è quella la sua vita. La stringe a sé con una forza e allo stesso tempo una tenerezza incredibile, vuole custodire ogni nota perché ognuna rappresenta l’ultimo frammento di ciò che gli è rimasto. Nonostante la durezza della vita, i soprusi e le privazioni che gli ha riservato c’è in lui qualcosa: un uomo che ha perso tutto, tranne ciò che ama, l' unica cosa che continua a dare senso alla sua vita.
Quest' opera trovo abbia una potenza e un realismo che va oltre quello semplicemente visivo. Il protagonista è un vecchio, non è solo un uomo malconcio. Il suo corpo rannicchiato racconta sofferenza, solitudine e abbandono. I suoi occhi chiusi, è cieco, anche la vista lo ha abbandonato, il mondo lo ha abbandonato, eppure ciò che resta di lui, ciò che non lo ha tradito, è la musica. Quella chitarra è il suo rifugio, l' unica cosa che lo tiene ancorato alla vita, anzi è quella la sua vita. La stringe a sé con una forza e allo stesso tempo una tenerezza incredibile, vuole custodire ogni nota perché ognuna rappresenta l’ultimo frammento di ciò che gli è rimasto. Nonostante la durezza della vita, i soprusi e le privazioni che gli ha riservato c’è in lui qualcosa: un uomo che ha perso tutto, tranne ciò che ama, l' unica cosa che continua a dare senso alla sua vita.
Maddalena
Mannarino Ascoltato durante la pubblicazione
Volevo farlo domani e ora rilassarmi ma a quanto pare niente mi è partita sta canzone e me lo ha ricordato quindi mi tocca...
In pratica volevo parlare un po' della mia visione sulla religione. Allora io come molti sono stato cresciuto in una famiglia anche piuttosto religiosa, fatto battesimo, comunione, andavo (mi costringevano) a messa ecc. Tuttavia fin da bambino sono sempre stato molto curioso e il fatto che qualsiasi cosa chiedessi ai miei, ai catechisti o ai prof di religione ricevesse sempre una (non)risposta del tipo "mistero della fede", "solo dio può dirlo" e cose così, mi davano non poco fastidio, io volevo capire la roba, ne avevo bisogno ahah. E quindi niente per molto sono rimasto in questa situazione di stallo in cui credevo ma più per tradizione/convenzione che per altro. Fino a circa terza media/prima superiore, lì ho iniziato a informarmi da solo più seriamente, poi vabbè ho scoperto chatgpt che mi ha aperto ad altri spunti, a scuola in cui a volte magari abbiamo parlato di Epicuro ecc. Inutile dire che andando avanti ho perso gran parte di quella fede, oggi sono praticamente quasi non più credente, dico quasi perché comunque quella cosa che mi porto fin da piccolo rimane e anche perché non so se la mia visione si può definire propriamente atea. Sostanzialmente sono arrivato al conclusione (per ora) che anche ponendo che esistesse qualcosa, questo qualcosa non è di certo come lo immaginiamo né credo si importi di noi o di quello che accade e forse non è neanche capace di farlo, forse non è nemmeno qualcosa di "vivo". Nel senso che ormai sappiamo benissimo che Dio non ha creato né il nostro pianeta né chi lo abita, non ha creato lui le galassie e nemmeno l'universo, al massimo possiamo concepire che qualcosa abbia "voluto" l' inizio della realtà invece del nulla, però anche in questo caso per quale motivo Dio dovrebbe essere simile ad un uomo e occuparsi solo della terra su chissà quanti pianeti con vita che ci sono nell' universo e con probabilmente altre forme di vita intelligente che non hanno nemmeno i concetti predicati dalla nostra religione. Alla fine credo che in alcuni casi la religione può essere intesa più come una filosofia, qualcosa con la quale se ti trovi d'accordo puoi mantenerla come una linea guida, ma sempre riguardo i valori predicati, non per spiegare l'esistenza.
Probabilmente di sto discorso non frega nulla a nessuno però visto il sonno mi scuso già se sono stato poco chiaro in alcune parti o alcune cose non le ho approfondite.
In pratica volevo parlare un po' della mia visione sulla religione. Allora io come molti sono stato cresciuto in una famiglia anche piuttosto religiosa, fatto battesimo, comunione, andavo (mi costringevano) a messa ecc. Tuttavia fin da bambino sono sempre stato molto curioso e il fatto che qualsiasi cosa chiedessi ai miei, ai catechisti o ai prof di religione ricevesse sempre una (non)risposta del tipo "mistero della fede", "solo dio può dirlo" e cose così, mi davano non poco fastidio, io volevo capire la roba, ne avevo bisogno ahah. E quindi niente per molto sono rimasto in questa situazione di stallo in cui credevo ma più per tradizione/convenzione che per altro. Fino a circa terza media/prima superiore, lì ho iniziato a informarmi da solo più seriamente, poi vabbè ho scoperto chatgpt che mi ha aperto ad altri spunti, a scuola in cui a volte magari abbiamo parlato di Epicuro ecc. Inutile dire che andando avanti ho perso gran parte di quella fede, oggi sono praticamente quasi non più credente, dico quasi perché comunque quella cosa che mi porto fin da piccolo rimane e anche perché non so se la mia visione si può definire propriamente atea. Sostanzialmente sono arrivato al conclusione (per ora) che anche ponendo che esistesse qualcosa, questo qualcosa non è di certo come lo immaginiamo né credo si importi di noi o di quello che accade e forse non è neanche capace di farlo, forse non è nemmeno qualcosa di "vivo". Nel senso che ormai sappiamo benissimo che Dio non ha creato né il nostro pianeta né chi lo abita, non ha creato lui le galassie e nemmeno l'universo, al massimo possiamo concepire che qualcosa abbia "voluto" l' inizio della realtà invece del nulla, però anche in questo caso per quale motivo Dio dovrebbe essere simile ad un uomo e occuparsi solo della terra su chissà quanti pianeti con vita che ci sono nell' universo e con probabilmente altre forme di vita intelligente che non hanno nemmeno i concetti predicati dalla nostra religione. Alla fine credo che in alcuni casi la religione può essere intesa più come una filosofia, qualcosa con la quale se ti trovi d'accordo puoi mantenerla come una linea guida, ma sempre riguardo i valori predicati, non per spiegare l'esistenza.
Probabilmente di sto discorso non frega nulla a nessuno però visto il sonno mi scuso già se sono stato poco chiaro in alcune parti o alcune cose non le ho approfondite.
Hint programmato
La lettera d'amore di Fragonard
Questo dipinto mi ha sempre colpito soprattutto per la sua dolcezza, al di la dello stile pittorico e della
resa tecnica.
La luce che entra dalla finestra avvolge la scena come un abbraccio, creando un momento intimo e quasi sognante, come un istante racchiuso in una sorta di "bolla" di calore e delicatezza.
Il soggetto è una ragazza seduta alla scrivania, con una lettera davanti a sé. Non sappiamo se l’ha già letta o deve ancora farlo, ma comunque sia il suo volto appare ravvivato, illuminato da una scintilla d'emozione . È un momento così naturale che sinceramente trovo anche difficile descriverlo a parole: l’unica cosa che riesci a fare è guardare la sua espressione e ritrovarti a sorridere anche tu.
Il bello è anche come l' artista riesca a rendere visibile quell’attimo di gioia così privata. Il tutto senza servirsi di, non so, gesti teatrali o pose maestose: basta la luce, la postura e lo sguardo.
Questo quadro, come molti altri del rococò, non vuole stupire con grandi eventi o scene storiche, ma catturare la magia dei momenti più piccoli e sinceri della vita quotidiana e questo in particolare trovo ci riesca alla perfezione, tutto è come se ti invitasse a sentire quell' emozione assieme alla ragazza.
Questo dipinto mi ha sempre colpito soprattutto per la sua dolcezza, al di la dello stile pittorico e dellaresa tecnica.
La luce che entra dalla finestra avvolge la scena come un abbraccio, creando un momento intimo e quasi sognante, come un istante racchiuso in una sorta di "bolla" di calore e delicatezza.
Il soggetto è una ragazza seduta alla scrivania, con una lettera davanti a sé. Non sappiamo se l’ha già letta o deve ancora farlo, ma comunque sia il suo volto appare ravvivato, illuminato da una scintilla d'emozione . È un momento così naturale che sinceramente trovo anche difficile descriverlo a parole: l’unica cosa che riesci a fare è guardare la sua espressione e ritrovarti a sorridere anche tu.
Il bello è anche come l' artista riesca a rendere visibile quell’attimo di gioia così privata. Il tutto senza servirsi di, non so, gesti teatrali o pose maestose: basta la luce, la postura e lo sguardo.
Questo quadro, come molti altri del rococò, non vuole stupire con grandi eventi o scene storiche, ma catturare la magia dei momenti più piccoli e sinceri della vita quotidiana e questo in particolare trovo ci riesca alla perfezione, tutto è come se ti invitasse a sentire quell' emozione assieme alla ragazza.